Sicuramente ti starai chiedendo perché in un blog di moda si parla di ginestre? Per svelarti questo affascinante connubio vorrei fare un salto indietro nella storia e farti capire cosa è la ginestra e come veniva impegata.

Sei curioso??? Allora, agganciati alla lettura, che si parte.

Caratteristiche botaniche

Tecnicamente con il termine Ginestra si indica una tribù di piante. Sono 75 specie di arbusti con foglie molto rade dal sapore rustico e facili da coltivare. Si presentano alla vista sotto forma di cespuglio con fiori tipicamente di colore giallo. Altri colori vanno dal rosso, al rosa pallido o bianco con tinte unite oppure screziati.

Fioriscono in primavera o in estate e producono fiori a corolla molto profumati. Amano il sole, i terreni sabbiosi e asciutti e resistono là dove molte altre piante stentano a crescere. In genere le vediamo ricoprire pendii e zone molto spesso aride.

Diffusione

E’ una pianta tipica della nostra macchia mediterranea, ma è diffusa in Europa, Medio Oriente, Nord Africa e nelle isole dell’oceano atlantico settentrionale (arcipelaghi di Portogallo, Spagna e Capo Verde).

La tradizione culturale legata alla ginestra, ha però un sapore antico per via del suo tradizionale impiego fin dall’antichità, come pianta da fibra.

In Italia, l’uso della sua fibra in ambito tessile ha avuto maggior riscontro durante la seconda guerra mondiale a causa della minore disponibilità di altre fibre tessili. Ricordiamo, però, che popoli antichi come i Fenici, i Cartaginesi, i Greci e i Romani la utilizzavano per produrre stuoie e corde.

La Ginestra

Fasi di lavorazione

Raccolta

La raccolta veniva effettuata a fine estate con l’uso della falce. I mazzetti di arbusti venivano piegati più volte su loro stessi, compressi e legati in piccoli fasci compatti, poi venivano caricati sul dorso dell’asino e trasportati in paese per la bollitura.

Bollitura

La bollitura avveniva in grossi pentoloni per circa un’ora e per facilitare il distacco della filaccia si aggiungeva della cenere. Durante la bollitura le fascette venivano rivoltate più volte per evitare gli inconvenienti di una lunga bollitura.

A bollitura ultimata le fascette si lasciavano raffreddare prima di iniziare a sfilacciarle. A questo punto i mazzetti venivano disfatti e ricomposti subito in grossi fasci per essere messi al macero.

Macero

Il macero avveniva in corsi d’acqua, dove i mazzetti venivano immersi per otto/dieci giorni. Sopra i fasci di ginestre in ammollo venivano adagiati grossi sassi per impedire che il fluire dell’acqua li potesse portare via. L’immersione consentiva di completare il processo di maturazione.

Filaccia

In seguito, i fasci venivano distesi al sole su un letto di sabbia fine che consentiva l’imbiancamento delle fibre. Si creava, così, una filaccia grezza che veniva strofinata energicamente con i piedi a mo di balletto e solo a questo punto si poteva separare definitamente la filaccia dal canapulo.

Battitura

La battitura veniva effettuata sulla filaccia che, sistemata in mucchietti su ceppi o sassi, veniva battuta con un bastone. Il ritmo della battitura veniva intervallato da frequenti risciacqui e strizzature nel corso d’acqua per consentire l’eliminazione della parte legnosa e del verde della clorofilla.

Pettinatura

La battitura dava alla fibra una consistenza più morbida e la preparava per la pettinatura. Si usava un arnese rudimentale che somigliava tanto ad un pettine e che consentiva di ripulire la fibra da eventuali residui legnosi rendendola pronta per la filatura. In assenza di pettine, la cardatura veniva fatta a mano allungando e allargando le fibre ancora compatte e aggrovigliate.

Filatura

Il filo, allungato e assottigliato, veniva fissato in un fuso che con un movimento rotatorio attorcigliava le fibre su se stesse, filandole all’infinito. Dal fuso il filo veniva trasferito in grosse matasse tramite appositi strumenti antichi ed ecco che il filato era pronto per la tessitura. Ma questa è un’altra storia….

Tessitura

Con la fibra della ginestra si realizzavano tessuti grezzi ma resistenti: lenzuola, sacchi, asciugamani e stracci per l’uso quotidiano e per i lavori dei campi. La fibra poteva anche essere colorata con sostanze vegetali, per esempio, la colorazione gialla veniva ottenuta dallo stesso fiore della ginestra. Con la fibra colorata si realizzavano tessuti destinati agli indumenti e alle coperte.

Attualmente la lavorazione della ginestra è diventata difficile e per questo motivo i tessuti sono divenuti pregiati.

La prima volta che ho sentito parlare della ginestra quale fibra tessile è stata durante una sfilata di moda. Una giovane stilista intraprendente, nel cuore del mediterraneo, aveva disegnato una linea di abiti interamente realizzati con fibra di ginestra. La sorpresa è stata davvero tanta nello scoprire che una pianta così comune nella macchia mediterranea possa avere un così prezioso utilizzo e una tradizione molto interessante da tramandare.

Spero di aver acceso la tua curiosità su questa antica lavorazione e di aver lanciato una pillola di conoscenza su un aspetto della moda il più delle volte sconosciuto. Contattami per maggiori informazioni.

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